Maria Pia Cossu

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Parlo poco, ascolto molto, leggo, studio, fotografo. Vivo di storytelling territoriale.
La mia natura versatile e camaleontica mi spinge a lavorare sul web su più settori.
Mi trovi come blogger su yStudium e come social media manager di Igers Oristano.
Sono co-founder della web agency Ctrl+f e del progetto di storytelling sardo Bosa Tour, la città in cui vivo e che amo.

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Vergognati Carpisa, hai sputato sulle ferite della dignità professionale

— Carlotta Silvestrini

Sono incavolata e so che non dovrei scrivere quando ho le scatole girate perché potrei fare danno, ma oggi sento di dovermi unire ai tanti che in merito alla bufera Carpisa hanno espresso disapprovazione sul web con un forte “Vergognati #Carpisa!

Condivido tutto ciò che ha già scritto Carlotta Silvestrini in un articolo postato su LinkedIn: “Vergognati Carpisa, hai sputato sulle ferite della dignità professionale”. Un titolo che descrive bene la situazione di tanti freelance come me che lavorano nel mondo della comunicazione e che di quelle “ferite” ne farebbero volentieri a meno.

Riassumendo, Carpisa lancia una campagna per cercare stagisti in età di apprendistato:

“Sei una persona disoccupata e in età di apprendistato? Bene, hai l’opportunità di fare gratis un piano di comunicazione del valore di diverse decine di migliaia di euro per cercare di vincere uno stage da €500 in ufficio marketing Carpisa a Napoli. Puoi partecipare solo se prima compri una borsa della nuova collezione.”

No, non ci sono riferimenti a una possibile assunzione, lo stage è della durata di un solo mese e… si, hai letto bene, per partecipare devi comprare una borsa! Eh no, non hanno chiesto il curriculum! Abbiamo davvero superato ogni limite.

Inoltre, come ci fa notare Carlotta, il lancio di un prodotto di un brand di tale notorietà come Carpisa dovrebbero essere coinvolti in media 6-8 professionisti: un analista, due strategist, un project manager, almeno un grafico, almeno un advertiser per una tempistica di lavoro di circa 4 mesi e del valore stimabile a 25 mila euro. Mica bazzecole!

Ma il punto su cui oggi mi sono trovata a riflettere per ore è il concetto di disumanizzazione. Eh si, far leva sulla disperazione è veramente disumanizzante!

Sono andata a dormire presto per evitare di pensare ad alcune cose che hanno imbastito poco felicemente la mia giornata e alle notizie che ho letto sull’argomento. Ho ripensato ai tanti curriculum inviati e che continuo ad inviare, alle decine di viaggi Pisa-Milano che ho fatto… mi sono ricordata delle porte sbattute in faccia ma che non mi hanno mai fatto mollare se non convincendomi che l’unico modo per lavorare in una web agency era continuare a studiare, a migliorarmi, a specializzarmi.

Così mi sono rialzata dal letto e ho iniziato a sviluppare una nuova pagina sul mio sito che si chiamerà “La mia storia“, una timeline dinamica col mio curriculum vitae che spero piacerà anche nella grafica.

Ho cominciato dalla mia formazione e dalle mie esperienze lavorative, non solo quelle più importanti, ma anche di quando, per pagarmi gli studi universitari, facevo la cameriera e la lavapiatti in enoteche-ristoranti. Voglio che tutti sappiano che sono una professionista che si è fatta da sola, senza aiuti, senza finanziamenti e che non ho mai avuto le spalle coperte da nessuno.

Ho imparato quello che so fare con le mie sole forze ricominciando quasi da zero in Sardegna, lavorando da casa, nel mio paese dove non è tutto facile e il terreno, per il mio settore, sembra essere poco fertile.

A “condire l’insalata” non ci sono solo alcuni brand che ogni giorno sviliscono la nostra professione, ma anche i piccoli imprenditori che continuano a dire “lo faccio fare a mio “cugino” che smanetta col PC”, oppure all’amico esperto in web marketing senza mai chiederti però un curriculum per valutare le tue reali competenze. Ho poi scoperto che nei piccoli paesi come il mio la gente si affida al “sentito dire” e dove ancora chiedono “figlio di chi sei”. Chi lavora nel web marketing deve lavorare solo sulla propria reputazione online, in alcune realtà e per alcune professioni, è ancora quella offline che vince su tutto e devi fare salotto al bar, salutare anche le formiche per intessere relazioni sociali. Ma io non amo le moine e i falsi sorrisi, perciò sono fritta…

Poi, tutti ormai vogliono il sito col prezzo stracciato, se è gratis ancora meglio. Tanto cosa ci vuole a fare un sito web e ad aggiornare una pagina Facebook se pure Carpisa offre di far gratis una campagna di comunicazione da milioni di euro? Siamo proprio alla frutta, quando ne usciremo da questo circolo vizioso? Oggi, Carpisa ha lanciato l’ennesimo tristissimo messaggio.

Ma non possiamo puntare sempre il dito, la colpa è anche un po’ nostra, che pur di lavorare ci facciamo calpestare continuando a prestare servizi a titolo pressoché gratuito.

Ora provo nuovamente a dormire, delusa nel leggere queste notizie, ma anche tanto arrabbiata con me stessa per tutte le volte che anche io ho contribuito alla mia personale “disumanizzazione” accettando servizi in cambio di visibilità e abbassando drasticamente il preventivo quando me lo hanno chiesto pur di non perdere il cliente. Ma mi faccio coraggio con la promessa che d’ora in poi non voglio continuare a svalutarmi e circondarmi di persone che mi danno poca importanza anche nelle cose più banali di tutti i giorni.
Yes! Devo andare avanti, senza più scendere a compromessi. Tutti dovremmo farlo, anche tu!

Maria Pia Cossu

Vivo perennemente connessa nel mondo digitale, il mio nome è Maria Pia Cossu e sono una web designer e social media manager. Parlo poco, ascolto molto, leggo, studio, fotografo. E vivo di storytelling territoriale.

Commento:1

  • Eleonora
    12 ottobre 2017 22:26
    Rispondi

    La colpa è quasi sempre di chi svaluta il lavoro altrui, non dimentichiamolo mai.

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