Maria Pia Cossu

Cosa faccio

Parlo poco, ascolto molto, leggo, studio, fotografo. Vivo di storytelling territoriale.
La mia natura versatile e camaleontica mi spinge a lavorare sul web su più settori.
Mi trovi come blogger su yStudium e come social media manager di Igers Oristano.
Nel 2013 ho fondato uno dei primi progetti sardi di storytelling per il turismo, Bosa Tour, la città in cui vivo e che amo.

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Maria Pia Cossu / Lifestyle  / Il cuore nel cappotto
Il cappotto rosso

Il cuore nel cappotto

Lo sento forte l’odore fresco dell’autunno fatto di temporali, di foglie cadute e terra bagnata.
L’autunno è verde muschio come il mio vecchio montgomery degli anni ’90 che riguardo attentamente come fosse un cimelio. Il suo modello a campana mi ricorda la frivolezza e la spensieratezza dell’adolescenza trascorsa tra la scuola e lunghe passeggiate ai viali con le amiche.
È un po’ sciupato… – penso –  osservo la fodera consumata e gli alamari usurati… forse dovrei buttarlo ma, a differenza di altri vecchi vestiti, capisco che separarmene non sarà affatto facile.
È arrivato placido questo lento autunno nostalgico fatto di nebbia, nuvole basse e grigie come il cielo di Milano. Grigio come il mio adorato cappotto con la cintura in vita e le mostrine sulle spalle. Mi riguardo in una foto in cui lo indosso, sembro una soldatessa. Eccomi, in posa davanti al Duomo. Come mi sentivo sicura e protetta in quel cappotto che mi ha accompagnato in tanti viaggi in treno, alla ricerca del mio sogno milanese.
È malinconia questo autunno, è tristezza, è dolcezza, è ricordi che fermano il tempo davanti ai miei cappotti appesi tra sogno e disincanto.
Sono verdi, grigi e neri, eppure la felicità è comprarne uno rosso, e non importa se la fodera si ridurrà a brandelli… comunque vada, il cuore è nel cappotto.

Duomo di Milano

–  A Milano. Qualche anno fa. –

Maria Pia Cossu

Vivo perennemente connessa nel mondo digitale, il mio nome è Maria Pia Cossu e sono una web designer e social media manager. Parlo poco, ascolto molto, leggo, studio, fotografo. E vivo di storytelling territoriale.

Commenti:6

  • Valentina
    27 Novembre 2013 08:48
    Rispondi

    Ciao Pia…che dolce malinconia mi fa venire il tuo bellissimo post. Ripenso anche io a qualche abito o monile che ha contrassegnato un momento di sogno e di speranza magari riguardo qualche foto dove lo sguardo è ancora vivo e fiducioso nonostante le difficoltà. Ora che molte cose importanti sono andate a posto resta comunque l’amarezza per il passato perduto, per i sogni sfiorati che non si sono trasformati in realtà.
    Un bacione grande…qui a Firenze fa un freddo che congela le idee, altro che dolci colori d’autunno!!!
    :-) Valentina

  • Patrizia
    27 Novembre 2013 19:04
    Rispondi

    Ciao Piuzza, leggendo il tuo post mi sono passati davanti i cappotti e giubbotti ai quali sono stata più o meno legata … un montgomery grigio, un piumone effetto “omino della michelin” … e un giubbotto rosso modello strano di un tessuto tipo felpa di dimensioni enormi !!! Mi piaceva ce l’avevamo uguale con Marina … eravamo ancora giovincelle :)
    Leggendoti mi ha fatto piacere ritrovarmi nei tuoi racconti … c’ero al sudato acquisto del cappotto modello “soldatessa” o marinaia” … ricordo del tuo montgomery verde … sono passati tantissimi anni …
    un mio bel cappotto che tengo ancora nell’armadio e che, malgrado sono anni che non metto, non riesco a buttare l’ho comprato a Milano da HM con Sonietta … :)
    Ciao Piuzza un baciotto e al prossimo post.
    Patty

  • Eleonora
    10 Novembre 2017 17:06
    Rispondi

    Anche io come te mi affeziono alle cose che indosso tanto da non riuscire a lasciarle :)

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